2° domenica dopo NATALE – 4 gennaio 2026
Epifania del Signore – 6 gennaio 2026
Siamo arrivati alla conclusione del ciclo delle celebrazioni di fine e di inizio anno, tutti presi dagli avvenimenti esterni, dagli accadimenti civili che ci hanno presi per sedurci con lo struggimento delle celebrazioni esterne, clamorose e chiassose. Usciamo da quello spaccato di tempo, che accompagna sempre la fine di un anno, iniziando quello nuovo pensando che noi ci siamo, riuscendo ad esprimere il clamore degli avvenimenti che sono attorno a noi, avvenimenti che sono contornati da morte e da orrori, mentre dovremmo passare ad un periodo di pace e di serenità. La Bibbia parla del passaggio del Signore come un leggero vento, non un tuono, il Signore viene accarezzandoci. Sarebbe bello che riuscissimo a vivere la realtà di passaggio da un anno all’altro con la consapevolezza che il tempo cambia ma se non cambiamo noi non si modificherà niente, se non ci mettiamo nell’atteggiamento diverso di incontrare il mondo, di vivere, di celebrare in altro modo la nostra realtà rimarremo fermi. Il cambiamento di un’epoca nasce dall’impegno di ciascuno di mobilitare il massimo di umanità; passati i “tuoni” della notte di Capodanno, rimane, per tutti noi, il tempo che cambia e ci chiede di impostare in maniera diversa, per quanto possibile, la nostra vita cercando di essere concreti e di suscitare momenti di riflessione per maturare atteggiamenti diversi e anche propositi nuovi, cambiamenti di vita che possono suggerire che effettivamente qualcosa sta cambiando, partendo dal nostro cuore, dal nostro spirito, dalla nostra capacità di accoglienza della realtà che viene. Natale ci ricorda che l’umanità non è un dato scontato ma è una conquista continua, noi siamo fatti per vivere e affermare la forza dell’umanità, attraverso le sue caratteristiche tipiche: l’accoglienza, la comprensione, il perdono, la pace, lo sguardo in avanti, la speranza, la giustizia. Sono tutte cose fondamentali per dire che questa è la novità che Gesù è venuto a portare sulla terra e noi dovremmo essere capaci di partecipare a questa storia facendo la nostra parte.
ORARI DELLE CELEBRAZIONI
Lunedì 5 gennaio 2026 ore 17.30 MESSA PREFESTIVA DELL’EPIFANIA
Martedì 6 gennaio 2026 EPIFANIA DEL SIGNORE ore 10.30 S. Messa
Ogni giovedì ore 17.30 riprende la S. Messa in casa parrocchiale
RIPRENDE LA CATECHESI
Riprende l’attività di catechesi, sabato e domenica. Questi incontri dovrebbero invitare i ragazzi a considerare l’importanza del tempo per utilizzarlo bene e cercare di costruire attraverso i percorsi di catechesi la formazione di alcuni aspetti tipici che accompagnano l’età: la prima confessione che accompagna la prima comunione sono momenti importanti di vita perché i bambini capiscono che si può dire di sì o di no, fare il bene o fare il male. E poi procede fino a compimento del percorso di catechesi in senso diretto che è quello di cercare di scegliere comportamenti che dimostrino che stiamo agendo non per istinto o per consuetudine, ma attraverso la consapevolezza che lo spirito suggerisce al nostro cuore la via da percorrere per arrivare alla cresima.
L’ULTIMO SALUTO A GIORGIO BISIANI
Giorgio Bisiani è stato un amico caro per molti di noi. Egli ha vissuto in mezzo a noi, ha costruito la sua famiglia cercando di far convivere il proprio agire di credente di borghigiano, di friulano, tutti aspetti della sua personalità, che sono sfociati nella maturazione della consapevolezza di donarsi agli altri, che lo hanno portato sostanzialmente a morire sul posto di lavoro, lavoro non retribuito ma gratuito e volontario. Giorgio ha cercato di vivere la propria fede attraverso un impegno donato ai fratelli, attraverso le scelte di sostegno alle iniziative di bene, di sostegno ai più deboli e ai più fragili di questa società, dando tempo, attenzione, cuore e parola per quelli che non l’avevano.
UN PO’ DI NUMERI…
In parrocchia nel 2025 ci sono stati:
2 matrimoni
2 battesimi
29 defunti
È VENUTO PROPRIO PER TUTTI
di Roberto Laurita
Dietro il racconto misterioso dei Magi, c’è una sorpresa che ha rallegrato, ma anche scosso la chiesa delle origini. I pagani, tutti i non-ebrei, considerati persone impure per definizione, si sono convertiti a Cristo, hanno chiesto il battesimo, hanno ricevuto il dono dello Spirito. Quanto è avvenuto è opera dello Spirito. I Magi, allora, diventano un simbolo: essi rappresentano i pagani che arrivano a Cristo e lo incontrano. Questo ci dice una prima cosa che la comunità cristiana non dovrebbe mai dimenticare: essa porta nel suo DNA costitutivo un’apertura a tutte le razze, a tutte le culture, a tutte le esperienze umane. La chiesa, proprio per restare fedele alla missione affidatale da Gesù, non potrà imporre una cultura, ma dovrà accoglierle tutte. Ciò che conta è arrivare a Cristo, giungere alla fede in lui, riconosciuto come il Messia atteso, vero Dio e vero uomo. È quanto hanno fatto Magi, offrendogli oro, incenso e mirra. Non importa da dove parta il percorso della fede. Non importa quale segno abbia dato il via all’itinerario. Ma ci sono tre cose che rimangono fondamentali: il desiderio che motiva il viaggio nonostante le avversità, il passaggio attraverso le Scritture con il cuore colmo del desiderio di Lui e, infine, la gioia grandissima che provano i Magi quando riappare la stella e li dirige verso Betlemme. Questa gioia è la certezza di aver trovato Colui che solo può colmare le nostre attese