La storia
La costruzione della cappella dedicata alla Esaltazione della Croce si deve ad Agostino Codelli de Fahnenfeld (1683-1749), le cui iniziali «A. C. D. F» appaiono scolpite sull’architrave del portale in facciata, accanto alla data di realizzazione: 1746.
Nato a Gorizia nel 1683, Agostino Codelli aveva ereditato un cospicuo patrimonio alla morte dello zio Pietro Antonio; con parte dell’eredità aveva acquistato il palazzo fatto costruire nel 1587 da Giovanni Cobenzl, ampliandolo, abbellendolo e arricchendolo poi della cappella. Donò in seguito l’intero complesso unitamente ad un lascito all’imperatrice Maria Teresa d’Austria per l’istituendo arcivescovado. Nella cripta della cappella, è sepolto lo stesso Codelli, che morì a Lubiana nel 1749.
L’esterno
Costruita a lato di palazzo Cobenzl, la cappella si affacciava su quella che un tempo era chiamata la Herrengasse, ossia la strada dei Signori (attuale via Carducci), nella contrada formatasi tra il XVI e XVII, dove sorgevano le più belle dimore signorili goriziane.
La sua fronte, se vista da piazza Vittoria, quella che un tempo era chiamata Travnik e quindi Piazza Grande, forniva uno speciale completamento scenografico-prospettico all’intera visione.
Lo stile della cappella è riconducibile al rococò; insieme a Palazzo Attems, poco distante, progettato da Nicolò Pacassi, essa costituisce la prima architettura goriziana improntata a questo stile che proprio intorno alla metà del Settecento iniziava a trovare ampia diffusione in gran parte dell’Europa Centrale.
Sulla facciata si può notare un raffinato gioco di risalti delle superfici che avanzano e arretrano, tipico del rococò, sottolineato dai contrasti cromatici tra fondo colorato ed elementi architettonici in pietra bianca.
Quattro lesene binate impostate su un alto basamento in pietra bianca dividono verticalmente la fronte in tre parti. Ai semicapitelli corinzi si sovrappone una cornice modanata che si interrompe nello spazio centrale.
I due partiti laterali sono in leggero risalto rispetto la parte centrale dove si apre un portone con timpano arcuato e putti, sormontato da un’ampia porta finestra dotata di elegante balcone.
Il gioco dei risalti delle rientranze e delle sporgenze è ripetuto nel timpano spezzato superiore posto a coronamento della facciata, al centro del quale si apre un caratteristico “occhio” di forma ovoidale, pure esso elegantemente incorniciato.
A governare lo schema compositivo della facciata, sta un modulo, ossia un’unità di misura pari a 1.89 metri, chiamata klafter o tesa austriaca, sul quale si basano le larghezze delle parti laterali e le altezze e al quale si rapportano tutte le altre misure in una concezione tipicamente classica dell’architettura.
L’interno
La pianta presenta un asse longitudinale molto accorciato così dare quasi l’impressione di trovarsi all’interno di un edificio a pianta centrale. Il senso di centralità è quindi accentuato dalla copertura a volta ribassata conclusa, dall’arrotondamento degli spigoli (espediente che serve anche a conferire maggiore regolarità alla pianta stessa) e dalla spiccata verticalità segnata dall’elemento della lanterna. Una cantoria sovrastante la zona d’ingresso attraverso una porta metteva direttamente in comunicazione gli appartamenti del palazzo con la cappella.
L’interno molto semplice, decorato con elementi in leggero risalto quali paraste e specchiature, è impreziosito dal bel altare coevo alla chiesa e attribuibile a Giovanni Battista Mazzoleni (1699-1769), autore anche delle statue delle divinità olimpiche che ornano la facciata di Palazzo Attems. Tra le ipotesi, però, è stato avanzato pure il nome del lapicida Francesco Bensa. L’altare, risalente al periodo della costruzione, è contraddistinto da un ciborio a pianta circolare sulla cui sommità domina la figura del Redentore; più in basso ci sono le rappresentazioni delle virtù teologali: Fede, Speranza, Carità; nella parte sottostante al ciborio la croce sta tra due personaggi difficilmente individuabili mentre ancora a lato si troverebbero i santi Domenico e Luigi Gonzaga insieme a due angioletti. Viene quindi ripetuto lo stemma della famiglia Codelli. Sul pavimento è presente la lapide sepolcrale di Agostino Codelli che ricorda le sue umili origini e la sua morte avvenuta a Lubiana nel 1749, che ne ricorda le povere origini e l’improvvisa fortuna, cui pose fine la morte: D.O.M./ HIC IACET/ QUI MISERIME NATUS/ IN IUVENTUTE PAUPERIME EDUCATUS/ IN AETATE/ SUBLIME ELEVATUS/ IN MORTE/ AD NIHILUM REDACTUS/ A.C.D.F./ OBIJT. LABACI/ DIE. XX. IULII/ ANNO. 1749.
A chi si può attribuire la realizzazione della cappella?
Lo stile della costruzione della cappella risente dell’influenza dell’architetto Nicolò Pacassi (1716-1790). La sua progettazione non è tuttavia attribuibile all’architetto degli Asburgo: piuttosto a Saverio Giani, appartenente ad una famiglia di capimastri attiva a Gorizia sin dalla fine del Seicento, o a Michele Bonn, cormonese trasferitosi alla metà del secolo XVII a Gorizia, entrambi operanti a Gorizia durante la seconda metà del Settecento. Ai due nomi si lega l’edificazione del duomo e di palazzo Locatelli a Cormons: sulla facciata del duomo di Cormons è presente la tripartizione con la zona centrale in posizione arretrata come nella facciata della cappella dell’Esaltazione della Croce. Palazzo Locatelli presenta, analogamente alla cappella, raffinate soluzioni compositive giocate tra elementi architettonici in risalto quali paraste o fasce in stretto rapporto proporzionale e simmetrico in cui ritorna il modulo basato sulla tesa austriaca.
Il rapporto di amicizia oltre che di lavoro tra Agostino Codelli e Michele Bonn sembrerebbe ulteriormente avvalorato dal fatto che il committente dei lavori gli tenne in battesimo la figlia Dorotea nel 1742; è molto probabile infatti che lo stesso Michele Bonn abbia pure collaborato all’ampliamento di palazzo Cobenzl.
Relazioni sul territorio
La seconda metà del Settecento costituisce un periodo assai importante per l’edilizia chiesastica goriziana: coincide infatti con la costruzione di un numero considerevole di nuovi edifici determinata da un rinnovato fervore religioso legato alla creazione del nuovo arcivescovado goriziano e all’azione di organizzazione ecclesiastica svolta attraverso le visite pastorali. A questo periodo risalgono infatti le chiese parrocchiali di S. Lorenzo, Brazzano, Mariano, Cormòns, Mossa, Medea, Komen, Kanal, Aidussina.
Per la maggior parte di queste chiese la cappella arcivescovile dell’Esaltazione della Croce costituì un modello di riferimento per l’insieme di soluzioni stilistico-costruttive e per la sua valenza simbolica volta a rappresentare appunto il nuovo arcivescovado.
Contributi, bibliografia e sitografia:
Giulio Valentini, La Cappella dell’Esaltazione delle Croce di Gorizia nell’architettura della seconda metà del ‘700, in Carlo Michele d’Attems primo arcivescovo di Gorizia, vol. II, Atti del Convegno, Gorizia, 1990, pp.515-524 http:/ /uifs.zrc-sazu.si/?q=/node/221
Helena SERA2IN, II progetto dell’architetto Michele Bon per la cantoria del Duomo di Gorizia (estratto tradotto da Helena Seraiin, Naért arhitekta Micheleja Bona za pevski kor gorigke stolnice, Ljubljana, Znanstvenoraziskovalni
center Slov.Ak.Znanosti in Umetnosti, 1999, pp. 179-188)
“Gorizia e dintorni” (ISBN 88-86928-43-2) edito da Libreria Editrice Goriziana
I.S.A. “Max Fabiani” – Gorizia
Orari di apertura:
dal lunedì al sabato dalle 9.00 alle 18.30
Orari di preghiera:
ore 12.00 Ora Media e Angelus
ore 18.00 Vespri